23 maggio 2004, Pro e contro dell’intervento psicologico via e-mail, di Gabriele Lo Iacono

La consulenza psicologica via e-mail è qualche cosa di diverso dalla consulenza e dalla psicoterapia tradizionali, in cui la persona che cerca aiuto e quella che lo fornisce si incontrano realmente. Il fascino che esercita è notevole. Ma poiché si tratta di uno strumento nuovo e poco esplorato è  importante procedere con cautela nel suo utilizzo e riflettere su di esso.

Molti spunti interessanti per l’esplorazione delle potenzialità dei nuovi mezzi di comunicazione provengono da una ricerca del dottor Gaspare Galati, psicoterapeuta, in cui, fra le altre cose, vengono identificati alcuni pro e contro dell’intervento psicologico via Internet (“Il terapeuta virtuale. Applicazioni telematiche in psicoterapia”, www.apc.it). Vediamone alcuni cominciando dai punti di forza. L’uso della scrittura, nelle e-mail, permette, sia alla persona che cerca aiuto sia a quella che lo offre, di riflettere attentamente sui problemi e di formularli mentalmente e verbalmente in modo più chiaro e logicamente coerente. Infatti, quando si scrive, il tempo a disposizione per pensare è molto. Così l’annotazione dei propri pensieri può essere avviata, interrotta, ripresa e corretta con molta libertà, lasciando alle idee il tempo di perfezionarsi.

Poiché la comunicazione via e-mail non è vincolata dalle regole di interazione che strutturano implicitamente gli incontri fra persone, i comunicanti possono arrivare al punto velocemente e facilmente, senza preamboli, imbarazzi e paure. Inoltre, il mezzo scritto incoraggia la chiarezza e la concentrazione del discorso - e non solo del pensiero - su argomenti ben definiti.

La comunicazione via e-mail è estremamente conveniente sia per il cliente che per lo psicologo. Per il cliente, può significare la possibilità di stabilire un contatto con lo psicologo senza recarsi da lui, raccontare episodi significativi man mano che si verificano, sottoporre allo psicologo quotidianamente gli effetti delle esperienze suggeritegli, eccetera. Per lo psicologo, può significare la possibilità di gestire in modo più autonomo il suo tempo, assegnandolo a diversi casi a seconda delle necessità.

La comunicazione indiretta potrebbe inoltre aiutare alcune persone a raccontare alcune informazioni personali, superando la vergogna. Inoltre, alcune persone preferiscono comunicare per iscritto piuttosto che a voce. Secondo alcuni esperti, infatti, lettura e scrittura attivano meccanismi che facilitano la rivelazione di elementi personali e l’espressione di problemi e conflitti, promuovendo l’autoconsapevolezza.

L’intensità e la frequenza della comunicazione via e-mail possono essere modulate molto più che nell’incontro diretto. A differenza di quanto avviene nella psicoterapia e nella consulenza tradizionali, in cui lo specialista e il cliente si incontrano periodicamente e a orari stabiliti, e raramente comunicano tra una seduta e l’altra, la frequenza dei contatti tramite e-mail può variare ed essere molto più alta.

Gli scambi terapeutici possono includere citazioni di messaggi precedenti. Questa opzione è facilmente disponibile, avendo a disposizione la documentazione di tutti gli scambi precedenti, che sono stati memorizzati sul computer di entrambi, e può essere utilizzata per confrontare o ricordare al paziente le cose che ha scritto in precedenza, o commentare i suoi messaggi punto per punto.

L’e-mail può essere usata come integrazione alla psicoterapia, ad esempio, per controllare i compiti a casa assegnati durante la seduta o come estensione della seduta stessa: il cliente può continuare a lavorare sulle questioni emerse in seduta durante la settimana e comunicare i risultati di questo lavoro al terapeuta prima della seduta successiva, dandogli il tempo per riflettere sul materiale prodotto dal cliente e di pianificare meglio la seduta successiva.

La comunicazione via e-mail può essere usata per facilitare la fine della terapia, riducendo gradualmente il contatto diretto e sostituendolo con il contatto via Internet.

Internet può rivelarsi un mezzo adeguato per trattare persone che potrebbero trarre giovamento da una consulenza psicologica ma non si presenterebbero mai, per un motivo o per l’altro (inclusi i costi), a un servizio di salute mentale. Inoltre, può facilitare l’erogazione di servizi a individui con caratteristiche tali da impedire loro l’accesso a servizi tradizionali: età avanzata, malattie, disabilità, residenza in zone remote, necessità di rimanere anonimi, vergogna o paura.

Tuttavia molti di questi aspetti potenzialmente positivi costituiscono allo stesso tempo i limiti degli interventi on-line. Innanzi tutto, l’assenza di interazione diretta e di contatto oculare priva la comunicazione di tutti i suoi aspetti non verbali, come la mimica, l’intonazione della voce, eccetera. Ciò in certi casi può ridurre la probabilità da parte del professionista di effettuare diagnosi appropriate, limitando al contempo le possibilità di costruire progetti terapeutici adeguati.

La comunicazione scritta può anche aumentare il rischio di fraintendere il significato dei messaggi ed essere lenta. A voce si arriva più velocemente a chiarimenti su punti ambigui. Inoltre, aggiungerei, le persone che hanno una buona padronanza della scrittura sono meno di quelle che si esprimono adeguatamente a voce.

Va poi detto che le competenze di uno psicoterapeuta che tenti di condurre interventi on-line potrebbero essere limitate dall’assenza di una formazione specifica nel campo della comunicazione scritta.

Inoltre, il fatto che il terapeuta e il cliente possano risiedere in regioni diverse, nonché la difficoltà di verificare l’identità del cliente, possono far insorgere problemi pratici, a esempio per la gestione di una crisi. Il terapeuta potrebbe non essere in grado di inviare il cliente a un professionista, un servizio locale o un servizio di emergenza.

Benché questi potenziali rischi e svantaggi possano ostacolare l’efficacia degli interventi psicologici tramite e-mail, afferma Galati, alcuni studi sembrano dimostrare che il loro impatto negativo è piuttosto basso. Ad esempio, le differenze tra le esperienze emotive dei soggetti che partecipano a interazioni faccia a faccia e di quelli che comunicano tramite il computer sembrano essere minime e scompaiono col tempo.

Se è vero, come rileva Galati, che ancora esistono pochissimi studi scientifici sull’utilità della consulenza psicologica on-line, va anche detto che l’applicazione dei metodi e delle teorie cognitivo-comportamentali, specialmente quelli della terapia cognitivo-emotivo-comportamentale (o REBT), in questo tipo di servizio sembra avere buone prospettive, come dimostra anche la seguente testimonianza di Claudia, trentacinquenne, utente del sito Psicologonline, ideato e gestito da me:

“Questo che ho ora è il terzo psicologo che cambio. La prima è durata 8 mesi. La seconda 5 mesi e questo dura da quasi due anni. Ho avuto problemi gravi di anoressia e bulimia, ma questi sono risolti gia da anni e senza l'aiuto di nessuno se non con la mia pratica buddista. Quello che ancora non risolvo è di trovare una maniera corretta di rapportarmi con me stessa e di conseguenza con l'ambiente, in tante piccole cose. [...]

Il fatto è che io un paio di volte vi ho scritto, ed ho avuto da voi delle risposte molto più utili per me di tutte quelle stronzate che mi dico col mio psicologo. Mi sembra che voi facciate una terapia basata sul comportamento, molto immediata e soprattutto che si riscontra subito nella vita di tutti i giorni. Col mio psicologo parliamo sempre di cose astratte. Io gli dico una cosa di me e lui comincia a fare le sue supposizioni super astratte su argomenti atavici andando alle calende greche per ogni cosa. Non che io rifiuti di dover andare a pescare nel profondo di noi stessi, l'ho anche fatto, lo faccio sempre, anzi forse lo faccio gia troppo io. Ma non posso basare la terapia sempre sui meccanismi sessuali tra padri madri figli nonni zii trisavoli e avi vari. [...]

Sono ormai mesi che esco dallo psicologo, dopo aver pagato le mie 80.000 lire, che mi chiedo...ma di che abbiamo parlato? Boh... mi dimentico della seduta tre minuti dopo. Mentre le risposte che date voi a volte diventano dei pilastri che non si dimenticano mai, diventano come delle grate di salvataggio per dei comportamenti da adottare. Senza nessun condizionamento da parte vostra, però riuscite a far ragionare la gente nel migliore dei modi.”

Questa testimonianza ci fa capire che anche l’uso di strumenti ancora poco compresi, come Internet, può dare buoni risultati se avviene con prudenza, competenza, discernimento, impegno e razionalità. A questo proposito, per noi è estremamente lusinghiero anche il giudizio che il dottor Galati esprime sul nostro sito al termine della sua severa rassegna dei siti di psicologia italiani:

“L’unico sito italiano che merita una (ampia) sufficienza è il recentissimo Psicologonline [...] Molto curato è l’aspetto etico e deontologico [...] Questo sito merita una visita e dovrebbe costituire un esempio di chiarezza e professionalità per tutti coloro che offrono servizi di questo genere” (“Il terapeuta virtuale. Applicazioni telematiche in psicoterapia”, www.apc.it, p. 9).

(c) Gabriele Lo Iacono, 2014

    home > blog

BLOG
SITO IN COSTRUZIONE


HOME

BLOG

AIUTO
PSICOLOGICO

OFFERTA FORMATIVA


LIBRI

Chiedi una consulenza gratuita online o presso il mio studio di Trento!