2005 - Viva le relazioni! Purché siano reversibili…, di Gabriele Lo Iacono


Oggi, secondo il sociologo Zygmunt Bauman (Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, 2005), ci si trova di fronte a un paradosso: da un lato si cerca la sicurezza e il conforto del rapporto con gli altri, ci si sente ansiosi di "instaurare relazioni"; dall'altro si ha paura di restare impigliati in legami stabili, per non dire definitivi, perché non si è più disposti né capaci di affrontare le inevitabili tensioni e gli oneri connessi a un qualsiasi rapporto di lunga durata.

Cosa spinge un uomo e una donna a ricercare un amore temporaneo, da consumare senza troppi doveri o responsabilità?


Il bisogno di relazioni

Il bisogno di relazioni è particolarmente forte nella nostra società perché l'uomo moderno è solo e insicuro. Il mondo intero si trasforma in continuazione e così rapidamente che spesso ci troviamo spaesati.

Si crede di meno alla razionalità e alla scienza e ci si rifugia nella magia. A fianco delle tradizionali religioni occidentali stanno prendendo piede altre forme di spiritualità. Accanto alla Chiesa fioriscono le sette.

Le vecchi contrapposizioni politiche nella nostra nazione e a livello internazionale hanno perso di significato. Il comunismo è crollato. Si perde fiducia nei politici e nella politica e i partiti sembrano tutti simili fra loro. I valori diventano meno solidi e tutto sembra oggi ammissibile purché serva a raggiungere i propri obiettivi personali.

I nostri vicini di casa e i nostri amici sono sempre più spesso persone di altre etnie. Ci si sente di meno italiani e di più europei, cittadini del mondo o, dal lato opposto, gente del proprio paese o della propria regione.

Non esistono più cibi di stagione e cibi locali perché mangiamo alimenti prodotti in tutto il mondo e sempre più spesso di cattiva qualità, infettati o geneticamente modificati. I nostri oggetti di uso quotidiano cambiano e si moltiplicano in continuazione diventando sempre più fragili e complessi.

La famiglia allargata non esiste più, le famiglie nucleari si formano, si disfano e si ricompongono rapidamente. Il posto di lavoro è estremamente instabile e precario.

Oggi inoltre la gente è dominata dall'individualismo, dalla fretta, dal bisogno di efficienza e da una competitività sfrenata e logorante.

La stessa trasformazione dell'amore rende le persone sole e insicure: ci si sente come beni di consumo, oggetti che possono da un momento all'altro essere buttati via come rifiuti nel momento in cui il partner li troverà poco soddisfacenti, nel momento in cui la passione si spegnerà perché il desiderio dell'altro è stato appagato. Ci si sente come delle azioni sul mercato che potranno domani non valere più il rischio di un investimento di capitale affettivo, con i costi e le rinunce che l'impegno nella relazione comporta. La consapevolezza di essere oggetti di desiderio intercambiabili, e destinati con il tempo a perdere di attrattiva, provoca ansia, il timore di non essere all'altezza dei desideri del partner; da cui derivano le ansie da prestazione in campo sessuale e la continua ricerca della perfezione estetica, in un'epoca, come la nostra, in cui viene propagandata la possibilità di "modellare il proprio corpo" per adeguarlo ai canoni estetici in voga.


L'atteggiamento consumistico e la paura dell’irreversibilità

Il consumismo è la tendenza, tipica della società capitalista, a moltiplicare i bisogni, che vengono artificialmente indotti dai media per incentivare la vendita di prodotti. Questi non vengono più acquistati perché sono utili e ci servono ma perché ci vengono presentati come un po’ più belli, comodi da usare, semplici da far funzionare, meno ingombranti, più multifunzionali, più leggeri, più nuovi, più trendy, più tecnologici, più espressivi della nostra personalità.

L'errore che commette l'uomo moderno è quello di trattare le relazioni alla stessa stregua di un prodotto commerciale e di assumere in amore l'atteggiamento consumistico: si preferiscono prodotti pronti per l'uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata, risultati senza troppa fatica, ricette infallibili, assicurazione contro tutti i rischi e garanzie del tipo "soddisfatto o rimborsato”.

Oggi chi va per negozi non compra per soddisfare un desiderio ma semplicemente per togliersi una voglia. Togliersi una voglia, diversamente dall'esaudire un desiderio, è soltanto un atto estemporaneo, che si spera non lasci conseguenze durevoli che potrebbero ostacolare ulteriori momenti di estasi gioiosa. Per seminare, coltivare e nutrire il desiderio ci vuole tempo, un tempo insostenibilmente lungo per gli standard di una cultura che non è più capace di aspettare e cerca il soddisfacimento immediato. Come recita la pubblicità di una carta di credito, oggi è possibile "eliminare l'attesa dal desiderio”.

Quando è pilotata dalla voglia, la relazione tra due persone segue il modello dello shopping. La sua essenza è perlopiù quella di potersene disfare senza problemi. Anche se mantengono le promesse, automobili, computer o telefoni cellulari vengono gettati via senza troppo rammarico nel momento stesso in cui le loro versioni nuove e aggiornate giungono nei negozi e diventano l'ultimo grido. Perché mai le relazioni dovrebbero fare eccezione alla regola?

Nel caso delle relazioni, e delle relazioni sessuali in particolare, seguire le voglie anziché i desideri significa lasciare bene aperta la porta ad altre opportunità romantiche che potrebbero rivelarsi più soddisfacenti e appaganti.

La mentalità consumistica, secondo Donata Francescato, si traduce sul piano delle relazioni umane in un sistema che colloca le persone a diversi livelli di desiderabilità come partner, a seconda dei criteri ritenuti più validi nella società contemporanea: di solito ricchezza, successo, intelligenza e potere per gli uomini, bellezza sex appeal e gioventù per le donne. Solo le persone che possiedono la maggior parte di questi requisiti sono presentate dai mass media come partner sessuali desiderabili. Ognuno deve competere per catturare le prede migliori e divenire uno dei desiderabili. Intere industrie e catene di servizi sono state create per soddisfare questa doppia esigenza (dai cosmetici alla chirurgia plastica, dalle palestre per la body fitness alle varie forme di psicoterapia per mutare le caratteristiche di personalità meno appetibili.


Le relazioni mediate dai nuovi media

Le possibilità di stabilire e mantenere le relazioni con gli altri sono facilitate dai nuovi mezzi di comunicazione, come il telefonino, le chat e la posta elettronica. Il nostro desiderio di connessioni si manifesta anche con l'uso massiccio di questi mezzi, che ci permettono di non essere mai soli, di poter comunicare sempre con persone vicine e distanti.

Ma essi vengono usati proprio al servizio dell'atteggiamento consumistico: ci permettono di arricchire costantemente la nostra rete di relazioni e si prestano bene ad avere rapporti rapidi, superficiali e facili da troncare non appena diventano meno "soddisfacenti" di quegli altri che immaginiamo di poter avere.

Con il cellulare e la sua immensa rubrica la quantità delle relazioni può sopperire alla qualità. Se qualcuno non risponde a una chiamata o a un SMS, poco male: si può sempre contattare qualcun altro.

L'uso del cellulare non solo avvicina le persone lontane, che sono sempre raggiungibili qualunque osa stiano facendo, ma i realtà allontana le persone vicine. Consente a chi se ne sta in disparte di tenersi in contatto e a chi si tiene in contatto di restarsene in disparte. Quante volte ti è capitato di camminare per strada o essere con altre persone nella stessa stanza e, anziché fare qualcosa insieme a loro, fare e rispondere a telefonate o gingillarti con il telefonino?

La possibilità di avere i propri conoscenti sempre a portata di cellulare rende le connessioni umane al contempo più frequenti e più superficiali, più intense e più brevi. Le connessioni tendono a essere troppo superficiali e brevi per condensarsi in legami. Col telefonino e con internet si può comunicare senza essere veramente intimi e in sintonia con gli altri. Rispetto alla vicinanza fisica, nella prossimità virtuale occorrono meno tempo e fatica tanto per creare contatti quanto per interromperli.

Via via che i ragazzi cresciuti con Internet e telefonino entrano nell'età dei primi approcci con l'altro sesso, tendono a rivolgersi ai siti di appuntamenti, che offrono facilità, numerosità e velocità di comunicazione e richiedono minori capacità di vincere gli imbarazzi, tollerare i silenzi, conoscere e farsi conoscere, organizzare qualcosa da fare insieme, risolvere problemi insieme.


Dalle relazioni alle connessioni

Uomini e donne parlano sempre più spesso di "connessioni", di "connettersi" o di "essere connessi". Anziché parlare di partner preferiscono parlare di reti. A differenza di di "relazioni", "parentele" e di nozioni simili che mettono l'accento sul reciproco impegno il termine "rete" indica un contesto in cui è possibile con pari facilità far nascere o troncare un rapporto, due azioni ugualmente legittime.

Le connessioni sono "relazioni virtuali". A differenza delle relazioni di un tempo, alimentano l'idea che le "possibilità romantiche" possano susseguirsi a ritmo crescente e sempre più numerose, facendo a gara nel superarsi a vicenda e nel lanciare promesse di essere "più soddisfacenti e appaganti". Appaiono frizzanti, allegre e leggere rispetto all'inerzia e alla pesantezza di quelle "vere". Un ventottenne intervistato in merito alla crescente popolarità dei siti per appuntamenti su Internet a discapito dei bar per single o delle rubriche per cuori solitari, ha spiegato così il maggior pregio della relazione elettronica: "Puoi sempre premere il pulsante ‘cancella'".

Oggi molta gente si illude di poter trovare nelle relazioni faccia a faccia quello che cerca nelle relazioni virtuali. Ma le relazioni virtuali nn rendono più felici: fanno guadagnare qualcosa e perdere qualcos’altro.

Se nei rapporti con gli altri manca la qualità, si cerca di compensarla con la quantità. Ma in questo modo concentrarsi su un rapporto sentimentale e stabilizzarsi diventa ancora più difficile e quindi più scoraggiante di prima, perché ora mancano le doti che servirebbero per far funzionare il rapporto. Quella fastidiosa incertezza e quella confusione opprimente, che la velocità avrebbe dovuto spazzare via, si rifiutano di sparire. La facilità del disimpegno e l'interruzione su richiesta dei rapporti non riduce i rischi connessi a ogni nuova relazione: illudersi e restare delusi; creare aspettative e dovere poi chiarire e dissipare malintesi; dover gestire e dipanare situazioni ingarbugliate e via dicendo. La numerosità e la velocità dei rapporti distribuisce semplicemente questi rischi in modo diverso.


Dal desiderio all'amore solido

Nelle relazioni affettive, secondo Bauman, oggi sull'amore prevale il desiderio - o ancora di più la sua versione consumistica e temporalmente condensata che è la voglia.
L'amore è la volontà di prendersi cura e di preservare l'altro in un progetto a lungo termine. Amare significa proteggere, nutrire, riparare l'altro e anche accarezzare, coccolare e accudire, oppure difendere gelosamente.

Per contro il desiderio è la brama di prendere in sé tutto quello che c'è di buono nell'altro e buttare via il guscio vuoto. Il desiderio non necessita di altro stimolo che la presenza di qualcosa che è altro rispetto a noi, qualcosa che non abbiamo e che ci attira. Dal processo di esplorazione, assaggio, familiarizzazione e addomesticamento ciò che inizialmente appare altro rispetto a noi perde ogni attrattiva e diventa un rifiuto.
Se il desiderio vuole consumare, l'amore vuole possedere. Se il soddisfacimento del desiderio coincide con la distruzione del suo oggetto, l'amore cresce insieme alle sue acquisizioni e si realizza nella loro durevolezza. Se il desiderio è autodistruttivo, l'amore è autoperpetuante.

Desiderio e amore agiscono con finalità contrapposte. L'amore è una rete gettata sull'eternità, il desiderio è uno stratagemma per risparmiarsi l'onere di tessere la tela.
Come ha osservato già un secolo fa un altro sociologo, Emil Durkheim, "la nostra sensibilità è un abisso senza fondo che nulla può colmare" e se non le diamo un limite siamo destinati a soffrire. Infatti i desideri illimitati sono per definizione insaziabili, una sete inestinguibile è un supplizio eternamente rinnovato. È necessario chiarire a se stessi cosa si può veramente ottenere in amore e a quale "costo": quando non si cammina verso alcuno scopo o quando lo scopo a cui tendiamo è infinito, in campo sentimentale, non si realizza alcunché, ci si trova sempre a uguale distanza dalla meta, per quanto cammino si sia fatto, e tutto avviene come se ci fossimo agitati inutilmente da fermi.

La coltivazione di un rapporto di amore solido richiede…



© Gabriele Lo Iacono, 2005

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