I preliminari dei preliminari

Intimità, complicità, affetto, tenerezza: sono queste le parole che ricorrono più spesso nel dialogo con i sessuologi quando si parla delle condizioni per avere rapporti sessuali appaganti. Negli incontri occasionali accade regolarmente che non si riesca a raggiungere e mantenere un’eccitazione sufficiente o a vivere un’esperienza soddisfacente e condivisa, ma anche nelle coppie stabili gli incontri erotici naufragano tra la paura e l’ansia, il senso del dovere o lo spirito di sacrificio, in mezzo a malintesi, reticenze e silenzi imbarazzati, avviliti e colpevoli.
Il sesso non è una ginnastica, non è una prestazione di corpi, ma prima di tutto un incontro di anime e di psichi. Quando si realizza è una danza, una collaborazione spontanea tra complici curiosi e giocherelloni.
Cercare qualcuno con cui fare sesso, con l’aspettativa che da quell’incontro possa nascere il massimo piacere, è, come si diceva una volta, “mettere il carro davanti ai buoi”. È un po’ come cercare qualcuno con cui ridere: l’aspetto esteriore ci dice poco di chi saprà farci ridere e di chi saprà apprezzare il nostro umorismo. Anche il sesso, come la risata, può essere forzato e innaturale quando manca una sintonia più profonda. Per questo non basta l’attrazione: serve quella che Goethe chiamava “affinità elettiva”, una sorta di “chimica” capace di trasformare l’eccitabilità sessuale generica in desiderio erotico rivolto proprio a quella persona.
Oltre all’aspetto fisico, e forse ancora prima di quello, sono le situazioni e i pensieri a eccitare. Non per niente i sessuologi dicono che la prima zona erogena è il cervello. In uno dei due o in entrambi i partner si crea a volte, per vie più o meno conosciute e comprensibili, uno stato d’animo sessuale. Qualcuno sa dove “andare a cercarlo”, dentro di sé o aiutandosi con stimoli esterni, e qualcuno non tanto. Per trovarlo dentro di sé bisogna essere spregiudicati, liberi da paure e altre inibizioni. Occorre essere sinceri con se stessi e attingere senza remore a ciò che porta il sangue “alla testa” (e ai genitali!).
Quando questo essere-per-il-sesso si crea in entrambi, può nascere dallo spirito dell’uno o dell’altro, oppure essere la situazione stessa a suscitare quello spirito in entrambi. A volte è uno a contagiare l’altro; altre volte il contagio è reciproco; di momento in momento, le reazioni di ciascuno possono alimentarlo (oppure attenuarlo) nella misura in cui riescono a entrare nello spazio del desiderio e dell’eccitazione dell’altro.
Nei giochi sessuali c’è una componente privata, di ciascuno, e una componente condivisa, un “fare insieme”. L’azione condivisa è la manifestazione esterna, la concretizzazione del desiderio e dell’eccitazione di entrambi. Proviene da quella eccitazione e la alimenta. A quel punto è una collaborazione. Quando funziona bene, ognuno, con il proprio corpo, diventa spontaneamente il protagonista del “sogno” o della fantasia erotica dell’altro, seguendo semplicemente la spinta del desiderio e le proprie fantasie.
Quando funziona molto bene, questa collaborazione può diventare un’esperienza estatica, capace di creare un legame fortissimo tra i due. Il sogno comune può anche nascere velocemente tra due persone che si conoscono appena, ma il più delle volte si forma con la conoscenza reciproca. Nasce via via che ognuno è più libero di essere se stesso in presenza dell’altro, anziché sentirsi inibito in qualche suo aspetto centrale, e man mano che impara a conoscere e rispettare la sensibilità e i gusti dell’altro. Il vero piacere, così, non sta tanto nel fare sesso quanto nel riuscire, insieme, a creare quello spazio raro in cui desiderio, libertà e intimità possono incontrarsi.