Psicoterapia e dintorni
Appunti e riflessioni in divenire
Da qualche decennio, appena una persona è ritirata, concentrata su di sé e sulla sua ricerca di senso, dolente nello spirito, si sente chiamare depressa. Odio sentire usare con leggerezza la parola depressione e mi dà ancora più fastidio sentirla usare come se si riferisse a un tratto del carattere. Non posso sentire dire che Pavese era un depresso, Woody Allen è un depresso.
Sto riflettendo e studiando su questo tema. Potrei aggiungere ogni giorno un tassello. Oggi vorrei proporre 21 piccole note in divenire.
Sant'Agostino nel dipinto di Rubens
Qui e ora. Hic et nunc. Il presente, questo tempo così sfuggente, è l’unico momento in cui possiamo vivere veramente, proteggendoci tra l’altro dai rimpianti o pentimenti per il passato e dalle ansie per il futuro. Oggi questo concetto, che sta al centro della pratica della cosiddetta mindfulness - proveniente dall’India buddista attraverso gli USA - si è diffuso a tal punto che ce lo ritroviamo nei reel di Facebook. È diventato un luogo comune.
Il monte Bondone dal Lungofersina
Una mattina di inizio primavera
mi sono fermato
volgendomi al fiume;
ho poggiato le mani e il mio peso
sulla ringhiera di ferro.
Il metallo era freddo, come il vento sferzante.
Con meraviglia ho ceduto volentieri a quel rigore
che penetrava lentamente le mie ossa
dalle mani e dal viso.

Sentiamo dire che Tizio non è “se stesso”, o esortare Caio a “essere se stesso”. Sentiamo gli psicologi junghiani parlare della “ricerca di sé” o del “diventare se stessi”, oppure Kierkegaard parlare del potere, o non potere, essere se stessi o altro che se stessi. Inoltre può capitare di sentirsi o non sentirsi se stessi. Di sentirsi falsi o degli impostori.

Qualche giorno fa ho comprato un libro che mi aveva colpito perché tratta di una tematica su cui io stesso ho riflettuto e scritto. Il tema è quello della presenza di forze contrastanti dentro di noi che giocano (anche) in campo amoroso.