Psicoterapia e dintorni
Appunti e riflessioni in divenire
Quanto vorrei non chiedermi come
Quanto vorrei cancellare le parole
Non c’è una sola parola silenziosa in questa enorme biblioteca.

Con l’affermarsi della moda delle cosiddette neuroscienze ci siamo abituati e pensare che ogni attività, ogni caratteristica e ogni esperienza umana sia l'effetto di un pattern di attività cerebrale. Com’è spiegato nel libro di Legrenzi e Umiltà, Neuromania, uscito ormai da qualche anno, una spiegazione dell’uomo, anche nei suoi aspetti mentali, con i metodi e i concetti della fisica attrae tanto oggi perché rappresenterebbe il compimento del sogno illuminista di unificazione delle conoscenze intorno al mondo.
Da qualche decennio, appena una persona è ritirata, concentrata su di sé e sulla sua ricerca di senso, dolente nello spirito, si sente chiamare depressa. Odio sentire usare con leggerezza la parola depressione e mi dà ancora più fastidio sentirla usare come se si riferisse a un tratto del carattere. Non posso sentire dire che Pavese era un depresso, Woody Allen è un depresso.
Sto riflettendo e studiando su questo tema. Potrei aggiungere ogni giorno un tassello. Oggi vorrei proporre 21 piccole note in divenire.
Sant'Agostino nel dipinto di Rubens
Qui e ora. Hic et nunc. Il presente, questo tempo così sfuggente, è l’unico momento in cui possiamo vivere veramente, proteggendoci tra l’altro dai rimpianti o pentimenti per il passato e dalle ansie per il futuro. Oggi questo concetto, che sta al centro della pratica della cosiddetta mindfulness - proveniente dall’India buddista attraverso gli USA - si è diffuso a tal punto che ce lo ritroviamo nei reel di Facebook. È diventato un luogo comune.
Il monte Bondone dal Lungofersina
Una mattina di inizio primavera
mi sono fermato
volgendomi al fiume;
ho poggiato le mani e il mio peso
sulla ringhiera di ferro.
Il metallo era freddo, come il vento sferzante.
Con meraviglia ho ceduto volentieri a quel rigore
che penetrava lentamente le mie ossa
dalle mani e dal viso.